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I figli della guerra
(1919)

L'Ospizio di Portogruaro,   pp. 9-13 PDF (841.7 KB)


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serrando i denti sul proprio dolore. - E nella notte,
quando sento piangere il bambino, penso che egli
forse G figlio di colui che mi ha ammazzato i miei
ragazzi. II banibino non ha colpa; ma io non posso
sentire quella voce. Bisogna portarlo via.
Cosi, per liberare le famiglie dalla    presenza
degli intrusi e per salvare queste incolpevoli creature,
e stato aperto fin dai primi giorni della liberazione
un apposito Ospizio a Portogruaro.
I brefotrofi nelle terre liberate non erano ancora
riorganizzati; e poi non avrebbero potuto accogliere
questi bambini, che, in faccia allo Stato, sono legit-
timi, perche figli di donne maritate; later i//e esi
quem iusta nuftiae demonsnrant.
La caritI' non ha mancato di venire in soccorso
della pia Istituzione. I1 Comando Supremo (Affari
Civili), il Ministero delle terre liberate, i Prefetti e
altri enti pubblici, e persone private hanno dato i
primi aiuti. I niedici, con alto intelletto d'amore,
hanno prestato la loro opera per la direzIone sani-
taria (i). Una Dama, nobilissima figura di italiana e
di cristiana, dopo di aver assistito come infermiera
della Croce Rossa i soldati per tutto il tempo della
guerra, si e ch.iusa nelle bianche e pietose stanze
dell' Ospizio, curando, in silenzio, questo doloroso
poshumo della guerra (2).
(1) Direttore sanitario dell'Ospizio t ii prof. Pietro Tasca. Ii
prof. Berghinz, specialista per le inalattie de! bambini, il dott. Mo-
scatelli e il dott. Travaglini prestarono pure la loro opera, sempre
gratuitamente.
(2) La N. D. Emma Manacorda.
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